20 gennaio 2018

Opere

L’agricoltura rappresenta da sempre il settore principale di sostentamento e sviluppo dell’economia della provincia di Salerno, ove con una certa differenziazione tra le aree interne e collinari da quelle delle pianure alluvionali si ottengono produzioni e valori aggiunti sicuramente significativi.

Nel territorio provinciale è possibile distinguere due estese pianure di tipo alluvionale, l’una ricadente nel territorio dell’agro-nocerino-sarnese più a nord del capoluogo di provincia, l’altra decisamente più estesa, la piana del Sele a sud. Queste oggi si differenziano molto per il diverso sviluppo che le hanno interessate, tanto da assistere ad una forte riduzione della propensione agricola dell’area a nord ed ad una diversificazione di quella nelle aree a sud del capoluogo.

Con gli anni ’70 si è venuta consolidando una destinazione prevalente verso questo tipo di colture, ma accanto ad esse sono nate le prime sperimentazioni di colture alternative anche di tipo arboreo (pesco e pero), nonché di quelle colture erbacee di grande mercato (quali la fragola) direttamente collegate con il settore industriale.
Negli anni ’80 e ’90, accanto alle colture tradizionali come carciofo, cavolfiore, lattuga, pomodoro si sono aggiunte fragole, frutteti specializzati e colture foraggiere (in continua espansione, grazie alla forte presenza del comparto zootecnico) orientando l’economia verso la più intensiva utilizzazione della risorsa suolo collegata ad un più ampio sviluppo dell’intera area.

Oggi l’agricoltura del comprensorio Sinistra Sele è suddivisibile in due comparti ben distinti e cioè quello ortivo e quello zootecnico. Infatti laddove la risorsa acqua per irrigazione non è un elemento limitante, si è sviluppata una fiorente produzione di ortaggi quali essenzialmente carciofo, cavolfiore, finocchio, scarola, lattuga, pomodoro, melone, ed altre solanacee quali peperone e melanzana. Mentre le aziende a vocazione zootecnica o laddove è più difficoltoso coltivare le ortive causa una scarsa flessibilità nell’uso della risorsa irrigua, si predilige coltivare foraggere ed erbai. Inoltre, grazie al continuo incremento degli allevamenti bufalini è sempre più presente la coltivazione del mais quale coltura estiva, che raccolto con le mietitrebbiatrici alla maturazione cerosa viene insilato ed utilizzato come alimento animale.

Occorre inoltre sottolineare come l’allevamento zootecnico, ed in special modo quello bufalino, che ha origini lontane nel tempo, rappresenta un elemento di notevole importanza per l’economia locale, e viene indicato come la punta di diamente del comparto, sia a livello provinciale che regionale. I metodi di somministrazione delle acque al campo sono determinati dalla variabilità delle condizioni in cui si esercita l’irrigazione: sotto il profilo delle dotazioni idriche unitarie, delle caratteristiche meteorologiche, della costituzione e della struttura dei terreni, della maglia della proprietà fondiaria e delle destinazioni colturali. I progressi delle tecniche e la continuità degli studi che vengono destinati all’irrigazione, nonché una dinamica dell’industria costruttrice delle apparecchiature rendono davvero multiforme l’esperienza formatasi anche nei metodi di somministrazione.

Una fondamentale e classica distinzione può essere fatta tra i sistemi a gravità e quelli a pressione.
Di seguito vengono riportate, per ciascuna vasca dell’Alto e del Basso servizio, la capacità, la quota di fondo nonché la superficie dominata e lo stato dell’arte:

 

VASCHE

CAPACITÀ 

mc

QUOTA

msm

SUPERFICIE     DOMINATA
ha

STATO
DELL’ARTE

ALTO SERVIZIO

 

 

 

 

Tempa di Pilato

45.000

134,00

2.785

In fase di
realizzazione

Tempa S. Paolo

45.000

121,00

3.060

realizzata

Tempa Carolina

15.000

96,00

840

In fase di
realizzazione

 

 

Totale

6.685

 

BASSO SERVIZIO

 

 

 

 

Pilato

35.000

106,00

2.330

In fase di
realizzazione

Scigliati

40.000

70,50

4.550

realizzata

Tempa di Lepre

25.000

64,50

1.700

realizzata

 

 

Totale

8.580

 

 

TOTALE
SUPERFICI

 

15.265